Di visi e visioni o delle secche della nottata.

“Terra!! Terra!”. Le ennesime secche.


Ci siamo stati, sin dalle 16. La saletta è quella della porta d’ingresso. I visi sono raggianti, è la volta buona, ce la sentiamo. Le possibilità di prendere il largo. Bibite, prezzi, lavagna per la strada ed il palco. Arriva il Mr. che si perde due volte nelle strade adiacenti il molo rischiando di consegnare alle casse della Polizia Locale buona parte del suo ultimo stipendio.

Bandiera di cortesia

I microfoni, l’asta, il leggio e la prima birra messicana.
Non badiamo a spese questa sera. Il vento è alle spalle e gonfia le vele. La schiuma, d’altronde, ci hanno insegnato a rispettarla, sia di mare che di birra. Così ci atteniamo alle regole marinare.

Marconisti & banconisti: Babini, Cavallini, Di Blasi

Il noto Lupo di Mare Carlo J. Tarantino da Otrànto

Uomo in mare: tutti in mare. Il nostro motto.
Arrivano i primi volontari alla lettura sommersa ed al primo vetro. Ciacci, Orlandi e poi Babini, rapidi a sbrogliare la matassa delle cime. Munaretto ed altri, compreso il sottoscritto Mavre ed il Mr. appaiono in alta uniforme, avendo intuito forse più di tutti la grandezza del naufragio e l’altezza della caduta che li attendeva.

Il Capitano di Lungo Corso el Mavre

Altri si fanno mozzi di maglia colorata o spazzacamini senza vapore, pronti a tirar acqua mischiata Campari e bianchino al proprio mulino, ottimi marinai. Così Greco (un cognome un destino di Scirocco), il prode Senna in ‘bianco balena’, Salis e Ferrari (come piovesse).

L’Ammiraglio Mr. Bellarima M. Mandorlo

La gente, i commensali alle letture, complice anche lo sciopero ATM, ultima certa eredità dell’ex giunta Moratti, tardavano ad arrivare. La bagnarola lasciava così il molo  alle 19.45. Colleghi a bordo.

L’esperto ramponiere Babini

Dopo una breve presentazione del Mr. i poeti si susseguono veloci e senza indugio ad una temperatura di 34/ 36 gradi-ombra che Antonio, Alberto e Stefano al bancone cercavano con alterni successi di elevare ulteriormente a suon di vini rossi di dubbia provenienza, Negroni, in onore del Collettivo, Spritz e sostanze varie. Il buffet alla serata poi metteva appetito e spingeva al consumo alcolico letterario.  Letterarie anche le quantità in cambusa.

La ‘Gemma’ Orlandi

Ad aprire le danze in maniera esemplare ci pensava l’ottimo Massaroni Pianoforti, sorpresa al timone cantautorale delle pause lette. Suoi gli accordi e la voce tirata, nonché la cura dell’umore generale della ciurma sottoposta senza pause a letture alcune composte altre urlate, pensieri di cambusa e letture di sotto.

Massaroni Pianoforti agli umori generali

Circa alle ore 21, quando ormai potevamo essere in vista delle Canarie come dell’Elba, atteso si presentificava il sommo poeta e nostromo Franco Loi, uomo di grande cultura metropolitana, palombaro di parole in eterno contatto con il dialetto della profondità. Sua la lezione alla serata, lezione di vela e di navigazione, di uso e disuso delle parole, di lingua oscura e luminosa. Attesa e sorpresa.

Il sommo Nostromo Franco Loi al timone.

Le 23 passate. Mute stelle a minacciare la direzione. Nessuno al timone, tutti presi dal nostromo a non perdersi una parola.
Incantati dalla sirenza della poesia e della strada restavamo prigionieri come del bancone. Volontari della Circe.
Molti altri intanto avevano abbandonato la nave, alcuni amati, altri amanti. Le vele distese oramai in mare in segno di resa.
Massaroni ci provava ancora ma senza in fondo crederci. Come tutti.
Di inerzia s’andava lenti e lieti della tarda ora. Nessuno che avesse infine notato il tenue e terribile affiorare degli scogli, il sorriso delle secche. I vuoti di bottiglia.

Loi Pianoforti

Tutti li hanno invece sentiti sotto la pelle, farsi nervosi occhi da naufragio. I fuochi fatui avvertire quando oramai la prua s’era persa. E’ stato allora tutto un cercare appiglio al microfono come al bicchiere sempre troppo vuoto: avevamo toccato il nostro fondo, la chiglia a richiamare urlate le scialuppe.

L’Ammiraglio ed il Capitano di Lungo Corso a consulto

A bordo, tutti alle scialuppe… prendete solo il minimo indispensabile!!” si sentì urlare dai timonieri. Troppo tardi. Tutto un volare, un passare di necessità, di indispensabili opinioni: arpioni, libri, bottiglie, pastis e poesie. Amici di un tempo e visi sempre gli stessi, attese e bionde riprese. Bouzouki. Fogli senza numero, tesi indifendibili, letterati, Céline ed Hamsun. Appartamenti in centro e promesse di imperitura amicizia. Nostalgie. Patenti ed agende del 2007. Cravatte slacciate, salvagenti listati di rosso a nome SPARTACUS: che si riconosca il natante e si racconti dell’ennesimo tentativo di traversata finito, come destino, tra le secche della nottata.
“Omerico, eh!”

Alcuni dei naufraghi stretti intorno al Nostromo

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‘Di visi e visioni’

Il Collettivo Spartaco Negroni, il CRAGAU e la Società Rebetika Italiana sono lieti di presentare
-DI VISI E VISIONI. Controvento, a vele spiegate, si viaggia.-
Ennesimo tentativo di traversata letteraria della serata, l’evento napoleonico vedrà susseguirsi agli arpioni, alle vele, alle scialuppe, al pastis e finalmente al timone una serie di sedicenti letterati e poeti tutti molto presi da sé stessi.
I volontari alla baleniera, uomini e donne al di sotto di ogni sospetto, al soldo delle sirene di via Melchiorre Gioia, saranno: Babini, Ciacci, Senna, Munaretto, Orlandi, Greco, Ferrari e Salis.
Al timone, reduci delle due precedenti disastrose traversate di Piazzale Caiazzo e viale Zara, già ospiti della Circe, avremo due certezze della perplessità come Colavero e Mandorlo.
La tinozza avrà il piacere e l’onore di ospitare a bordo Franco Loi, nostromo di parole e maestro di sciabola.

Orchestra personale alla serata e sirene nella nebbia del bicchiere a cura di Massaroni Pianoforti.
Salpa prevista per le 18.30 ma è facile, quasi certo gli ormeggi verranno mollati per le 19.
La durata della traversata è prevista in due/ tre ore circa.
In caso di maltempo, burrasca o tempesta, ci si appellerà alla presenza di Ghiorghos Katsimbalis: “Omerico eh?!”
Avessimo bonaccia ci penserà Markos Vamvakaris a stuzzicare di bouzouki la premiata ditta Eolo-Poseidone.
In caso di Tifone siamo fiduciosi accorrerà in nostro aiuto lo spirito di J. Conrad.

Accorrete numerosi, i posti sono limitati ma l’orizzonte è ampio da riempire.

c/o Spartacus Café, di Antonio Velà e Alberto.
22 giugno 2012, Via Spartaco 4, Milano. Ore 19.
Ringraziamenti e ossequi al co.prez CRAGAU Alessandro I. G. K. Cavallini per la grafica e l’ispirazione nautica.

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Manges, nonni e nipoti.

Ya sas Manges. Avevamo, so che avevate sospeso il giudizio, forse perché consapevoli delle attese, delle nostre e vostre aspettative. E’ ora lo stesso Vinicio a toglierci dall’imbarazzo e a dare senso al nostro mal di testa. Un intervento su FaceBook del quale lo si ringrazia così recita: “Questo non è un disco di rebetiko, ma è suonato con musicisti rebetes…Se poi volete affacciarvi a questa musica, che più che una musica è un modo di prendere la vita, mettetevi a cercare: troverete.

A nostro giudizio il disco ha alcuni preziosi diamanti, non c’è che dire. Il libretto è notevole e le musiche rebete di Vinicio che conoscevamo non tradiscono, anzi, acquistano grazie ai nostri strumenti da battaglia un colore netto, la loro vera identità. Il resto è sempre di gran livello ma non del livello che ci attendevamo.

Grande stima per Capossela, come sempre. Il massimo rispetto ancora per Vamvakaris e nipoti e per la loro e nostra musica, per il loro immortale esempio. Athanatoi.

 

 

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Rebetiko come scienza rigorosa

Si era detto. Avevamo provato l’anticipo che non d’anticipo si trattava ma di ritorno alle origini. Il Rebetiko come scienza rigorosa, direbbe Husserl. Così è stato.

Ci risiamo quindi. Felici di aver atteso un movimento del maestro Capossela senza perdere la speranza, un ritorno a Damasco che poi a ben vedere, guardare ed ascoltare, si tratta forse del mercato Modiano di Tessalonica che anni addietro avemmo l’ardire di visitare la seranotte. Luogo primo di stordimento e di volteggio, di retsina Malamatina ed ouzo (uso massilia) belli freddi, da gelare amori sconvenienti e mogli lasciate a casa con la prole ellenica. I nipoti oramai europei. Che qui non si è solo combattuto i tedeschi, i nazisti. Qui sì è nascosto loro il nostro vero oro. Il legno ed il metallo prezioso di cui sono fatti ed accordati i bouzouki ed i baglamas e le vinacce delle migliori bottiglie (to farmakò), delle isole.

La terra trema. E’ ora di farle sentire di cosa siamo capaci con i nostri strumenti e le nostre voci. I nostri tacchi piantati bene nelle assi dei teké e le nostre mani intorno ai manici perlati dei pugnali.

Yasou Vinicio.

Cliccate qui per qualche particolare per il quale non metteremmo la mano sul sacro fuoco delle Olimpiadi.

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“Rebetiko Gymnastas”

Dopo alcuni ‘esercizi’ nei precedenti album, esce il 12 giugno il nuovo lavoro di Vinicio Capossela “Rebetiko Gymnastas”,  registrato ad Atene cinque anni fa, secondo alcune incerte fonti. Certa invece, non potrebbe essere altrimenti, la presenza di grandi musicisti greci tra cui il virtuoso del bouzouki Manolis Pappos e della cover, a quanto abbiamo ascoltato nella trasmissione ‘Quello che (non) ho’ di La7, di Osoi Ginoun Prothipourgoi, pezzo del nostro padrino Markos Vamvakaris. A Vinicio ed a Stelios Vamvakaris, ad un loro concerto dell’estate 2000 ad Urbino, dobbiamo il nostro battesimo rebetiko e la strada.

Bentornato Vinicio, non ci siamo (quasi) mai spostati da Drapetsona.

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To Vapori 2012

Alcuni auguri di un buon 2012 dalla

Società Rebetika Italiana.

Che sia un anno colmo anche di vapori ap thn Persia.

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Da Tsindos.

Un omaggio alla scena australiana, a Con Kalamaras, che vi consigliamo di seguire, ed al canale youtube che vi consigliamo, anche qui, caldamente di interpellare spesso.

I rebetici, con i loro immancabili strumenti, si riuniscono spesso da Tsindos, la taverna di riferimento per gli amici elleni di Melbourne. Consigliamo caldamente.

Un saggio della loro e quindi nostra musica.

 

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